L'oscillazione dell'arto libero: approfondimento

20 Apr 2015

Quest’articolo ha lo scopo di chiarire meglio il funzionamento del meccanismo di oscillazione dell’arto libero per l’avanzamento nella corsa. È la fase della corsa più intuitiva e facile da analizzare.

Avviene durante il movimento dal dietro all’avanti dell’arto che si è appena staccato da terra. Durante questa fase del passo l’arto oscilla come un pendolo e si prepara a una nuova fase di trazione appena prima di prendere nuovamente contatto con il terreno. Curata nei dettagli dai velocisti, ben sfruttata con scioltezza ed efficienza dai fondisti, è biomeccanicamente semplice capire che un pendolo si muoverà velocemente in avanti se ha un braccio breve, ma soprattutto se viene accelerato in modo efficiente.

 

 

 

Durante questa fase l’arto deve muoversi in avanti più velocemente del resto del corpo e necessita di un impulso molto energico primariamente da parte dei flessori dell’anca, assistiti dai flessori del ginocchio. Il fatto che l’arto sopravanzi il tronco crea un inerzia che contribuisce a mantenere la velocità orizzontale e crea una piccola accelerazione verticale. Quest’azione spiega perché i muscoli abduttori che sostengono l’arto in appoggio lavorano meno a velocità elevate e coloro che soffrono di sindromi della bandeletta ileotibiale hanno meno sintomi rispetto a quando le velocità sono basse: grazie alla sua accelerazione, l’arto che oscilla “scarica” parte del peso dall’arto in appoggio.

 

È un’azione che deve essere enfatizzata molto durante la corsa in salita, specie su pendenze elevate o terreni accidentati e costituisce spesso una sorta di limite per chi invece è specialista soltanto delle prove pianeggianti. Come l’azione di trazione è fondamentale anche per mantenere velocità elevate o accelerare. 

 

 

Per ottimizzare l’oscillazione è importante immaginare di sollevare l’arto partendo dall’anca in modo da direzionare il ginocchio in avanti e il piede sotto il gluteo. Durante questa fase il tronco deve sempre rimanere bene verticale, senza rotazioni indotte dal movimento dell’arto che avanza.

 

I muscoli maggiormente impegnati in questo meccanismo sono i muscoli flessori dell’anca: monoarticolari e biarticolari, oltre sempre ai muscoli stabilizzatori del tronco e del bacino, sia addominali che dorsali.

È inoltre importante possedere un’ottima elasticità dei muscoli glutei per non disallineare il bacino durante la fase anteriore dell’oscillazione e una buona estensibilità del quadricipite per accorciare il più possibile il pendolo grazie ad una rapida flessione del ginocchio nella fase posteriore.

 

 

Riproduzione concessa con citazione della fonte

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