La trazione del piede al contatto al suolo: approfondimento

27 Jan 2015

Questo articolo ha lo scopo di chiarire meglio il funzionamento del meccanismo di trazione per l’avanzamento nella corsa.

È probabilmente la fase del ciclo della corsa più difficile da analizzare perché avviene in un tempo davvero breve, ma rappresenta anche la maggior differenza che si riscontra tra atleti d’elite e di livello inferiore, sia nella velocità sulla distanza.

Quest’azione consiste in una estensione dell’anca che inizia con un precaricamento appena precedente e nei primi istanti dell’appoggio a terra: non appena il piede si vincola al terreno sotto il peso del corpo, l’arto inferiore diventa una sorta di catapulta che porta tutto il baricentro ad avanzare oltre il punto d’appoggio.

È molto facile visualizzare questo meccanismo vedendo correre un felino, ad esempio il ghepardo: porta le zampe in avanti durante la fase d’oscillazione e le appoggia con una forte azione di trazione che proietta tutto il corpo nella direzione d’avanzamento.

È un’azione che si enfatizza molto con la corsa in salita o nella corsa veloce e il suo impiego è importante proprio per mantenere velocità elevate o accelerare.

I velocisti moderni enfatizzano moltissimo questo meccanismo e hanno messo a punto tecniche di potenziamento efficaci per migliorare proprio in questa direzione, ma la si può apprezzare bene anche in atleti performanti che sono abituati ad accelerare in spazi ristretti come giocatori di football americano, calciatori. I velocisti moderni hanno muscolature del quadricipite meno importanti rispetto a dieci anni fa proprio perché hanno capito l’importanza di tirare durante la prima fase dell’appoggio rispetto a quella di spingere contro il terreno durante l’estensione prima del distacco del piede da terra.

 

 

Per sfruttare questo meccanismo al meglio è importante avere la corretta percezione di dove appoggia il nostro piede rispetto al resto del corpo che sta avanzando. L'appoggio deve avvenire esattamente sotto il ginocchio appena avanti alla linea del baricentro, ma con un’accelerazione in direzione posteriore già molto elevata. Anche durante questa fase il tronco deve sempre rimanere bene verticale, senza rotazioni indotte dall’impatto del piede a terra.

 

I muscoli maggiormente impegnati in questo meccanismo, che svolgono un ruolo critico sono i muscoli estensori dell’anca: gluteo, ischio-crurali e grande adduttore oltre sempre ai muscoli stabilizzatori del tronco e del bacino, sia addominali che dorsali.

Affinché il movimento dell’arto inferiore si realizzi senza rotazioni o deviazioni sul piano frontale è fondamentale il ruolo dei rotatori dell’anca, gruppo muscolare che insieme agli adduttori è tra i più spesso trascurati nella preparazione fisica del corridore.

 

A livello di estensibilità e mobilità, invece, non ci sono articolazioni che si trovano a lavorare ad angoli critici in questa fase anche se è richiesta un’ottima elasticità dei muscoli ischio-crurali per non disallineare il bacino durante la trazione e sfruttare al meglio le loro caratteristiche elastiche.

 

Un’ultima nota riguarda la posizione del ginocchio e del piede al contatto a terra. Il primo non deve essere completamente esteso, ma già leggermente flesso, con il quadricipite precontratto pronto ad ammortizzare il peso del corpo. La corretta posizione del piede all’appoggio a terra è invece uno degli argomenti più di moda nei dibattiti sulla biomeccanica della corsa. Gli studi non sono chiari nel confermare che l’appoggio di mediopiede sia migliore dal punto di vista della performance, mentre l’appoggio di retropiede sicuramente provoca un doppio picco di reazione al suolo, ma non di entità maggiore rispetto all’appoggio di mediopiede/avampiede; sicuramente tutti sono concordi nel confermare che il piede deve prendere contatto con un modesto atteggiamento supinatorio e assolutamente non sulle dita dei piedi. Bisogna considerare che poi ognuno di noi ha caratteristiche strutturali della caviglia differenti e che, se per un soggetto con una caviglia rigida l’appoggio di mediopiede risulta il più fisiologico, chi ha caviglie molto flessibili in dorsiflessione necessità di appoggiare inizialmente con il tallone per prestirare il tendine d’Achille.

 

Ciò che è davvero importante, qualunque sia la strategia di contatto del piede a terra, è il fatto che nel momento in cui tutto il peso del corpo è arrivato sulla base d’appoggio il piede sia già completamente appoggiato al suolo, esattamente al di sotto del baricentro e abbia già iniziato il movimento di pronazione che consente d’ammortizzare e disperdere le forze d’impatto nella maniera più corretta.

 

 

Riproduzione concessa con citazione della fonte

 

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